Il 2 giugno 1946 non fu solo la vittoria della Repubblica al referendum istituzionale, ma anche la prima volta in cui le italiane si recarono alle urne dopo il loro contributo alla lotta di Liberazione. Oggi ripercorriamo la biografia di una convinta suffragista che, fin da subito, capì l’importanza per le donne di essere soggetto attivo della politica italiana. Venne eletta all’Assemblea Costituente tra le prime 21 donne e fu sindaca di Palestrina per ben 12 anni. 

Articolo redatto da Chiara Raganelli

Angela Maria Guidi in Cingolani (dal cognome del marito) nasce a Roma il 31 ottobre 1896 e, rimasta orfana di madre ancora bambina, è educata ai principi della fede cattolica presso il Collegio delle suore dorotee al Gianicolo. Il suo impegno politico si manifesta già nella Grande Guerra dove nel 1917 ottiene la medaglia di bronzo per la sua opera di assistenza.

L’incontro che la segna e la spinge a iscriversi a un partito politico è quello con Don Luigi Sturzo (fondatore del Partito Popolare Italiano) che la incarica di organizzare il lavoro femminile nell’ambito dell’Opera per l’assistenza civile e religiosa per gli orfani di guerra. Nel 1919 è la prima donna a prendere la tessera del partito popolare spinta dall’adesione di Sturzo a un programma che ampliasse il suffragio femminile e diventa segretaria del gruppo femminile romano – ruolo che mantiene fino allo scioglimento del partito nel 1926.

angela maria guidi cingolani
Figura 1 Angela M. Guidi (dal web)

Intensa in questi anni è anche la sua azione in ambito sindacale: si interessa di artigianato e del lavoro a domicilio, di cui evidenzia le difficoltà e le necessità di regolamentazione; nel 1924 vince un concorso all’Ispettorato del lavoro di Roma e, come ispettrice, riprende l’opera di assistenza alle mondine e della lavorazione dei tabacchi. Svolge anche un’intensa attività giornalistica, in quanto collabora con il Corriere d’Italia, Il Popolo, Avvenire d’Italia ed è direttrice per un biennio del settimanale Il Lavoro femminile. 

Nel 1935 sposa l’onorevole del PPI Mario Cingolani, autorevole esponente dell’Azione cattolica e figura di spicco della futura Democrazia Cristiana. Da lui avrà nel 1938 l’unico figlio, Mario. Durante i mesi della gravidanza riprende gli studi universitari all’Orientale di Napoli, dove consegue la laurea in Lingue e letterature slave.

Insieme con il marito fu un punto di riferimento per gli antifascisti cattolici romani; entrambi, fino alla liberazione di Roma (4/6/1944), partecipano all’attività della direzione clandestina della DC, ospitando nella loro casa di via Luigi Settembrini il CLN. Il 30 luglio 1944, a Napoli, viene eletta consigliera nazionale della DC (l’unica donna) e il 19 agosto, su sollecitazione di De Gasperi, diventa delegata nazionale del movimento femminile nel quale sosterrà la necessità che l’associazione femminile rimanga autonoma nell’ambito del partito.

Dal 25 settembre 1945 viene proposta dal partito come membro della Consulta nazionale (in quell’occasione terrà il primo discorso fatto da una donna in un’assemblea democratica nazionale) e nel giugno 1946 è tra le prime 21 donne eletta all’Assemblea Costituente dove lavora nella Commissione lavoro e previdenza e nelle assemblee plenarie.

Appoggia leggi in difesa delle donne come la legge Noce del 1950 (tutela fisica ed economica delle lavoratrici madri) e la legge Merlin del 1958 (chiusura delle case di tolleranza) ed è ricordata per essere stata nominata il 26 luglio 1951 nel VII governo De Gasperi la prima sottosegretaria all’Artigianato al Ministero dell’industria e del commercio.

didascalia giornale con foto della sindaca guidi cingolani ad un dibattito politico
Figura 2 Sottosegretaria per l’artigianato (dal web)

Nel 1953 non viene rieletta in Parlamento, si ritira a Palestrina (città alla quale è legata da tempo) dove si dedica alla sua seconda vita politica, quella dell’amministrazione del Comune come sindaca. Nel 1952 è l’unica donna che siede nel consiglio comunale prenestino e si insedia il 26 luglio con 15 voti essendo riconfermata per altri due mandati fino al 1964. 

Il suo primo mandato (1952-1956) è tutto volto alla ricostruzione post-bellica del paese distrutto in gran parte dai bombardamenti alleati e alla valorizzazione del suo patrimonio archeologico e culturale. I problemi pratici da risolvere all’ordine del giorno sono: risanamento delle strade interne, illuminazione delle campagne, fognature, rifornimento idrico (acquedotto della Doganella), costruzione di edifici scolastici, civili e case popolari, stanziamento di sussidi, buoni viveri e medicinali, assistenza sanitaria e ostetrica gratuita. 

A lei si deve l’inaugurazione, dopo dieci anni di lavori, il 23 maggio 1956 alla presenza del Capo dello Stato Gronchi del Museo Nazionale Archeologico ricostruito dopo i bombardamenti sulla città del gennaio e giugno 1944 dal quale emersero proprio i resti del santuario della Fortuna Primigenia.

In quella giornata il capo dello Stato fu ricevuto dai rappresentanti della Camera, del Senato e del Governo, dal Vescovo Mons. Pietro Severi, dal Prefetto, dal Presidente della Giunta Provinciale, dal Provveditore alle Opere Pubbliche del Lazio e dal Comandante Militare del Territorio. Nello studio della Sindaca si incontrò anche con il cardinale Aloisi Masella. Giunto all’ingresso del Museo Archeologico, sistemato nel Palazzo Colonna Barberini, Gronchi fu ricevuto dal Direttore generale delle Belle Arti, Prof. De Angelis d’Ossat, dall’architetto Furio Fasolo e dall’archeologo Giorgio Gullini. Terminata la visita, la sindaca pronunciò un discorso sulla scalinata del palazzo per poi invitare il presidente della Repubblica a un rinfresco.

sindaca di palestrina guidi cingolani all'inaugurazione
Figura 3 La sindaca con Gronchi e card. Masella il giorno dell’inaugurazione (foto da A.Pinci)

Il 21 giugno 1958 è nominata presidente dell’Accademia internazionale Giovanni Pierluigi da Palestrina (dal 1973 col nome di Fondazione) intitolata al compositore di età rinascimentale che aveva l’intento di promuovere la cultura, la musica, i concerti e il coro portando avanti l’incarico non come compito amministrativo, ma aspirazione personale di Guidi. Ne fu la presidente fino alla morte avvenuta l’11 luglio 1991 e i funerali vennero celebrati a Roma in Santa Maria in Campitelli dal vescovo di Palestrina, mons. Garlato.

casa di palestrina pierluigi da palestrina
Figura 4 La casa natale del compositore

Nei successivi mandati (1956-1960 e 1960-1964) viene rieletta con 13 voti il 9 luglio 1956 e il 15 dicembre 1960 in cui prosegue l’impegno per il miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini e i problemi sociali ed economici della cittadina. Il piano economico di aiuti alleati arriva anche nelle casse di Palestrina con l’UNRRA-CASAS (comitato amministrativo soccorsi ai senzatetto), ma la sindaca ingaggerà una vera e propria battaglia contro il Genio civile, nei confronti del Ministero dei lavori pubblici e dell’ispettorato centrale per la ricostruzione edilizia che sottostimava i reali danni della zona prenestina (stimati intorno al 76,80% della città).  

Nell’inverno 1956 è alle prese con la famosa nevicata che imbiancò anche Palestrina per 40 giorni mettendo in difficoltà i cittadini e l’amministrazione comunale che non aveva gli strumenti idonei per gestire l’emergenza. In quei giorni l’opposizione comunista guadagna terreno sui democristiani, la sindaca è assente e si crea una situazione di imbarazzo tra il comune e gli operai che hanno spalato la neve e che chiedono un pacco di viveri a testa. 

Un operato costruttivo, non polemico e vicino ai problemi reali dei prenestini è lo spirito con cui opera la Guidi, un lungo mandato gestito cercando di mettere pace tra le correnti dei notabili locali della DC. Tra lei e il marito, entrambi cittadini onorari di Palestrina (nominati rispettivamente il 24 luglio 1953 e il 13 marzo 1956), e il comune c’era un vincolo affettivo che affondava le sue radici nel periodo dell’adesione al partito popolare.

La città le ha intitolato un parco per bambini e la sala più grande della fondazione Giovanni Pierluigi dedicata a seminari e conferenze. Una donna di così elevata caratura nazionale che verrà ricordata anche da personalità diverse dalla sua “fede” politica come il senatore comunista Mario Mammucari, l’onorevole Marisa Rodano e l’ex presidente della Camera dei deputati Nilde Iotti.


Bibliografia