La storia della Liberazione si dipana in una rete di ricordi frammentati, sparsi sulle singole realtà territoriali. Noi ripercorriamo i passi dei nostri nonni, quelle donne e quegli uomini che hanno lottato strenuamente per liberare dall’oppressione i Monti Prenestini, credendo negli ideali di libertà, uguaglianza e giustizia sociale.

Articolo redatto da Chiara Raganelli

A mio nonno per avermi indicato la via…

La Resistenza in Italia

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 l’Italia, prima alleata ora nemica della Germania nazista, è allo sbando: il re è fuggito, l’esercito non riceve più ordini, la popolazione è allo stremo delle forze. Il giorno successivo a Roma sei partiti politici si riuniscono intorno alla figura di Ivanoe Bonomi, socialista e futuro presidente del Consiglio, per dare una direzione politica alla lotta di Liberazione.

Tra loro ci sono esponenti del Partito Comunista (Mauro Scoccimarro e Giorgio Amendola), del Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (Pietro Nenni e Giuseppe Romita), del Partito d’Azione (Ugo La Malfa e Sergio Fenoaltea), della Democrazia Cristiana (Alcide De Gasperi), della Democrazia del Lavoro (Meuccio Ruini) e del Partito Liberale (Alessandro Casati).

La Resistenza, che si opponeva all’invasione nazifascista e al ventennio di dittatura con il suo carico di morte, guerre, esecuzioni e massacri, non fu un movimento né unitario né di popolo, furono un gruppo di donne (circa 70.000 nei Gruppi di difesa della donna e 35.000 combattenti) e uomini armati/e ma non solo che, anche divisi al loro interno, avevano uno scopo comune di liberazione e ricostruzione del proprio Paese. Le formazioni partigiane, come anticipato, facevano capo ai diversi partiti al CLN (Comitato di Liberazione nazionale): le brigate Garibaldi comuniste, le Matteotti socialiste, Giustizia e Libertà azioniste, le cattoliche o bianche democristiane e le Autonome liberali e monarchiche. 

Tra i partigiani, chiamati spregiativamente dai tedeschi “Banditen”, impegnati in azioni di guerriglia per combattere contro eserciti nazifascisti (ormai nostri avversari sullo scacchiere geopolitico) e i repubblichini che aderirono al governo di Salò guidato da Mussolini, c’era però una grande “zona grigia” di chi per paura, mancanza di possibilità, indifferenza o avversione al conflitto armato non si schierò nei venti mesi. Quindi la liberazione avvenne grazie all’impegno attivo di una esigua minoranza seppur appoggiata militarmente dagli eserciti alleati. 

La Resistenza nei Monti Prenestini

La guerra si combatte principalmente nel Centro-Nord Italia, ma dopo lo sbarco in Sicilia degli Alleati nel luglio 1943 l’avanzata si arresta per parecchi mesi sulla linea Gustav. Ed è qui che entra in scena la Resistenza nei Monti Prenestini attraversati da una delle arterie principali della viabilità dell’area centro-meridionale della penisola, la via Casilina. La linea viene fortificata dai tedeschi con bunker, campi minati e ostacoli di varia natura, soprattutto nella stretta di Cassino.

A Gallicano il collegio di San Pastore era diventato un centro logistico tedesco che riforniva il fronte di Montecassino di armi e viveri e altri punti di ritrovo per le truppe tedesche furono anche a Castel San Pietro e a Zagarolo dove aprirono dentro palazzo Rospigliosi un ospedale militare. 

Partigiani romani della Liberazione, tra cui Carla Capponi, Franco Calamandrei, Marisa Musu e Rosario Bentivegna
Figura 1. Gappisti romani tra cui Carla Capponi, Franco Calamandrei, Marisa Musu e Rosario Bentivegna

Con la rappresaglia messa in piedi da Kappler il giorno dopo l’attacco di via Rasella, evento cardine della Resistenza romana ad opera di un gruppo di gappisti, il 24 marzo 1944 si compì l’Eccidio delle Fosse Ardeatine, in cui 335 uomini persero la vita prelevati tra il carcere di regina Coeli e la prigione di via Tasso. Tra loro molti provenivano dal nostro territorio: Aldo Finzi di Palestrina, Secondo Bernardini di Pisoniano, Antonio Prosperi di Poli, Fulvio Mastrangeli di Poli, i fratelli Angelo e Umberto Pignotti di Poli, Antonio Fabrini di Zagarolo, Giuseppe D’Amico di Genazzano, Pietro Viotti di Rocca Santo Stefano, Pietro Troiani di San Vito Romano, il carabiniere Raffaele Aversa di Labico e Domenico Ricci di Paliano.

Soprattutto per le donne, che avevano preso il posto degli uomini impegnati al fronte in casa, nella società e nel lavoro, fu una grande stagione di emancipazione e libertà. Una donna esemplare, tra le 19 insignite della medaglia d’oro al valor militare e vice comandante di una formazione partigiana fu la gappista romana Carla “Elena” (nome di battaglia) Capponi morta nella villa di Colle Madonnella a Zagarolo nel novembre 2000 che partecipò nella primavera del 1944 anche a un’azione partigiana a Palestrina nella località di Colle delle Monache. 

In maggio Palestrina diventò luogo obbligato di passaggio per le truppe tedesche in ritirata da Valmontone e nelle sue campagne si moltiplicarono scontri sempre più impegnativi con i partigiani tra cui Francesco Sbardella, Lucio Lena e Dante Bersini: il 28 maggio ci fu uno di questi scontri a via Vigesimo, durante il quale rimase ucciso un soldato tedesco; ciò provocò la rappresaglia sui civili nell’osteria della frazione, gestita dalla famiglia Pinci.

Entrati nel locale, i nazisti riunirono tutta la famiglia Pinci. Ad essi si unì il capofamiglia, Agapito Pinci, che non volle abbandonare un figlio malato. Otto uomini (Pinci Carlo, Mario, Corrado, Agapito, Genesio, Scaramella Alvaro, Lupi Giuseppe, Lulli Giulio) e tre donne (Pinci Umberta, Viviana e Ilardi Elena) furono giustiziati nei pressi della casa dove oggi sorge il Museo della Resistenza e degli 11 martiri. 

Entrata del museo degli 11 martiri, partigiani morti durante la liberazione
Figura 2. Museo degli 11 martiri (dal web)

Ciò che i partigiani locali possono fare (e fanno) sono azioni di disturbo, guerriglia, imboscate, taglio dei fili, spargimento dei chiodi a quattro punte, nascondono soldati italiani sbandati o alleati e ostacolano le vie di comunicazione in quella che viene definita “operazione Strangle”. Le bande, principalmente di matrice comunista, che si vanno formando nelle zone a sud di Roma sono autonome, ma ogni tanto il PCI effettua dei sopralluoghi per prendere contatti con loro.

Ringraziamo il Comune di Poli per averci segnalato questo interessante video della Resistenza sui Monti Prenestini: POLI, LA NEVE CADE SUI MONTI – 25 APRILE 2021

Sul territorio dei Monti Prenestini operano tra l’autunno del 1943 e la primavera del 1944 le seguenti bande partigiane: banda di Cave con 24 membri, banda di Genazzano/D’Amico con 25, di Olevano romano con 48, di Palestrina (che annovera anche alcuni soldati russi) con 50, di San Cesareo con 49, di San Vito con 20 e di Zagarolo/Rolli 58. In quest’ultima militarono anche i miei bisnonni Giovanni Verginelli e Cliseide “Alessandra” Delle Fratte entrambi riconosciuti dall’Anpi nel 1947 come partigiani combattenti con la qualifica di gregari. A lei e a un altro zagarolese Sisto Quaranta, coinvolto nel rastrellamento del Quadraro il 17 aprile 1944, è stata dedicata dall’associazione Do-Mani spazio 2010 una panchina nel bosco comunale per mantenerne viva la memoria. 

panchina a zagarolo dedicata a partigiani della liberazione
panchina a zagarolo dedicata a partigiani della liberazione
Figura 3. Panchina della memoria-Zagarolo

Si aggira per le campagne zagarolesi anche il famoso e temuto Gobbo del Quarticciolo, soprannome di Giuseppe Albano, una figura a metà tra bandito e partigiano che per mesi tiene sotto scacco i tedeschi in alcuni quartieri come Centocelle, Quadraro e Quarticciolo. Passando requisisce spesso armi, soldi e generi alimentari molto scarsi in tempo di guerra spaventando la popolazione già provata dai bombardamenti alleati come quelli, ad esempio, su Zagarolo (il più devastante del 29 gennaio 1944) e Palestrina (22 gennaio e 1° giugno 1944). 

Bombardamento durante la guerra della chiesa di S. Lorenzo -Zagarolo
Figura 4. Bombardamento chiesa di S. Lorenzo -Zagarolo (foto di E. Loreti)
Figura 5. Bombardamento sale del Museo Barberiniano-Palestrina (dal volume di A.Pinci)

Le popolazioni, strette tra due fuochi, subirono le conseguenze della guerra in casa: razzie, distruzioni, rastrellamenti, stragi ed eccidi sono i principali tipi di violenze delle quali si rendono responsabili i tedeschi; bombardamenti, cannoneggiamenti, devastazioni (comprese quelle del patrimonio culturale e artistico), saccheggi e brutalità di vario genere sono, invece, le colpe degli alleati.

Con la liberazione di Roma il 4 giugno 1944 da parte della V armata americana del generale Clark anche il territorio dei Monti Prenestini è libero da truppe tedesche dopo 271 giorni di oppressione, i quali battono in ritirata verso Nord; i giorni della libertà però restano tristemente famosi anche per le violenze commesse, i saccheggi, gli stupri da parte dei goumiers membri del corpo di spedizione francese in Italia guidato dal generale Juin note come marocchinate”. La guerra continuerà sul suolo italiano per altri mesi al Nord fino all’insurrezione dell’aprile 1945. 

Soldati alleati francesi a piazza indipendenza durante la guerra-Zagarolo (foto di E.Loreti)
Figura 6. Soldati francesi a piazza indipendenza-Zagarolo (foto di E.Loreti)

Come ogni anno ci sarà chi screditerà questa festa dicendo che è divisiva, passata, che il fascismo storico non può tornare e che quindi è inutile parlare ancora di antifascismo. La risposta di chi scrive a tutto ciò è che magari non può tornare così, ma essere vaccinati contro il virus del fascismo in tutte le sue forme è utile a riconoscerlo, denunciarlo e, se necessario, combatterlo.

In questo breve articolo mi sono limitata a narrare alcune vicende che tra il 1943 e il 1945 si verificarono in alcuni paesi dell’area dei Monti Prenestini portando alla luce nomi, volti e storie di persone che credevano in un ideale di libertà, uguaglianza e giustizia sociale. Buon 25 aprile, quindi, che sia davvero la festa che i nostri (bis)nonni hanno conquistato per noi!

Intervento di Chiara Raganelli su CARLA CAPPONI – La primavera delle antifasciste


Bibliografia:

  • Capponi C., Con cuore di donna, Il Saggiatore, Milano, 2009
  • Colombini C., Anche i partigiani però…, Laterza, Roma-Bari, 2021
  • Loreti E., L’album del “ventennio”, Editrice A. Vicari, Roma, 1983
  • Perin V., La ballata degli 11 martiri, Fondazione Cesira Fiori, Circolo di Palestrina, 1991 
  • Pinci A., Il Museo Nazionale Archeologico di Palestrina, 50°anniversario dell’inaugurazione 1956-2006, Collana “Conoscere Palestrina” VIII
  • Salvatori R., Guerra e Resistenza a sud di Roma, Monti Prenestini e Alta valle del Sacco 8 settembre 1943-5 giugno 1944, con il patrocinio Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, Pubbliesse, Olevano Romano, 2013
  • https://www.memoria900.org/
  • http://www.storiaxxisecolo.it/Anpi/Database-partigiani_roma.pdf 
  • http://www.mausoleofosseardeatine.it/vittime/ 

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