Qual è la situazione attuale della Birra Artigianale in Italia e nel Lazio? In questo articolo una breve storia della nascita di un prodotto che ha arricchito il modo di bere nel Bel Paese, attraverso birrifici indipendenti e all’avanguardia

Parlare di birra di qualità in Italia significa guardare alla storia recente. In una terra tradizionalmente legata alla produzione vinicola, si affacciano nuove realtà brassicole dove si afferma la birra artigianale e i piccoli birrifici indipendenti.  

Nel 2020 il termine “Birra Artigianale” è ormai diventato di uso comune, ma non è stato sempre così. La sua diffusione è il frutto di un lavoro e della formazione di un vero e proprio movimento che si è consolidato negli ultimi due decenni. Se oggi possiamo trovare locali specializzati lungo tutto lo stivale è proprio grazie ad esso.  

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Secondo la Treccani, il termine artigianale si riferisce a tutto ciò “fatto da un artigiano o da artigiani soprattutto in contrapposizione a industriale”. La definizione enciclopedica ci offre  immediatamente una prima lettura di ciò che è artigianale e industriale, ma andando più a  fondo, guardando alla storia, e basandoci sull’esperienza, si contrappongono due filosofie,  due modalità di produzione che implicano scelte, valori e lavoro ben distinti. 

Inoltre la birra artigianale prende significati diversi a seconda della nazione in cui ci si trova, perché prima di essere un contenitore di valori, la parola artigianale è un vero e proprio comparto giuridico. La legislazione che definisce, disciplina e regola, la birra artigianale in Italia è relativamente giovane.

Si definisce birra artigianale la birra prodotta da piccoli birrifici indipendenti e non sottoposta, durante la fase di produzione, a processi di pastorizzazione e di microfiltrazione. Ai fini del presente comma si intende per piccolo birrificio indipendente un birrificio che sia legalmente ed economicamente indipendente da qualsiasi altro birrificio, che utilizzi impianti fisicamente distinti da quelli di qualsiasi altro birrificio, che non operi sotto licenza di utilizzo dei diritti di proprietà immateriale altrui e la cui produzione annua non superi 200.000 ettolitri, includendo in questo quantitativo le quantità di birra prodotte per conto di terzi.”

Il varo di questa legge è stato il risultato del lavoro e del protagonismo di quel movimento  al quale abbiamo accennato poco sopra, composto da produttori e relative associazioni di categoria, Publican e, elemento imprescindibile, i consumatori. Dietro la birra artigianale non c’è solo una legge, ci sono storie di persone, di piccole imprese e di grandi sogni. Per approfondire dobbiamo tornare indietro nel tempo, fino alla metà degli anni ’90, quando alcuni appassionati decisero di trasformare un hobby in qualcosa di più.  

barile produzione di birra artigianale

Anno cruciale è il 1995, quando la legge italiana permise la produzione casalinga di birra non a scopo di vendita, aprendo così alle centinaia di appassionati la possibilità di poter  sperimentare direttamente a casa. In più, con l’avvento di Internet si ebbe la capacità di reperire e far viaggiare più velocemente le informazioni, tutti fattori che contribuirono alla crescita del movimento lungo tutto lo stivale che di li a poco darà la luce ai primi birrifici artigianali nostrani.  

Tra i più importanti segnaliamo quelli storici: il Birrificio Lambrate di Milano, il Birrificio Italiano in provincia di Como, Baladin in provincia di Cuneo che iniziarono a produrre nel  1996. Il Birrificio Beba a Villar Perosa vicino Torino e a Mentana, in provincia di Roma, il Birrificio Turbacci, iniziarono per primi nel 1995. 

Questi si rivelano essere nel tempo vere colonne portanti del movimento, motori per una crescita esponenziale della birra artigianale italiana che si è manifestata soprattutto nell’ultimo decennio e che ad oggi conta oltre i 1500 produttori, tra birrifici e beerfirm. Tra quelli nominati sono sicuramente Baladin, Lambrate e Birrificio Italiano che lasciano il  segno più profondo su tutto il panorama e che hanno ispirato i giovani birrifici di oggi. La loro creatività e la costante ricerca li hanno resi modelli da seguire per tanti appassionati. 

Attualmente l’Italia è considerata una delle più interessanti realtà brassicole del mondo,  sono nate riviste e blog come Cronache di Birre e Fermento Birra, sono state pubblicate guide come Slow Food e una miriade di eventi dedicati hanno visto la luce. Non possiamo  infatti non parlare di festival come Eurhop a Roma o l’Arrogant Sour Fest a Reggio Emilia,  vere e proprie istituzioni per ogni appassionato, che hanno giocato un ruolo importante nel  rendere l’Italia una meta brassicola internazionale, portando ogni anno numerosi visitatori dal mondo, oltre a veder concorrere famosi birrifici esteri.  

Quando si parla di eccellenze italiane è impossibile non citare pietre miliari delle birre acide nostrane come Loverbeer e Montegioco in Piemonte, le cui birre sono spesso veri e propri omaggi al loro territorio grazie all’impiego di materie prime locali come frutta, mielecastagne. Impossibile anche non svelarvi l’esistenza delle Italian Grape Ale (punto di incontro tra birra e vino) o IGA per gli amici, primo stile 100% italiano riconosciuto internazionalmente di cui il birrificio sardo Barley ne é il portabandiera. 

birre da spillare

Se puntiamo la lente di ingrandimento sulla nostra regione, il Lazio, possiamo immediatamente constatare la potenza di fuoco brassicola che possiede. Numerosi gli esempi di birrifici di successo, da Rebel’s a Jungle Juice situati nel cuore di Roma, ECB sempre nella  capitale, Birrificio Pontino e Eastside a Latina. Fra questi attualmente svetta Ritual Lab,  riuscito a vincere il concorso nazionale Birraio dell’Anno 2017 nella categoria emergenti e a piazzarsi per due anni consecutivi, 2018 e 2019, al secondo posto della categoria Big. Situato a Formello, si tratta senza ombra di dubbio di una tappa fondamentale per ogni appassionato, anche grazie alla bellissima taproom che propone una cucina di ottima qualità.

A Bracciano troviamo Vento Forte, conosciuto inizialmente per le sue birre luppolate e  affermatosi negli ultimi anni per la sua produzione di birre acide. Interessante notare le  sue IGA prodotte in collaborazione con cantine del territorio: la Bino e la Mira, prodotte assieme a Cantina Ribelà di Monte Porzio Catone, impiegano Cesanese, Trebbiano e Malvasia. Da Cantina Capitani provengono le uve bianche con le quali il birrificio Hilltop Brewery, nel cuore della Tuscia, produce la sua Gallagher brut. La trovata geniale del birraio, Conor Gallagher, è stata quella di unire le classiche note profumate di una IGA con quelle di cioccolato e caffè tipiche di una Stout.  

craft beer in calice

Abbiamo esempi su tutto il territorio di birrifici che arricchiscono le proprie produzioni con materie prime locali e non solo uva. La sinergia che si crea tra birrifici, produttori agricoli,  pub e altri esercenti, è forse uno dei maggiori punti di interesse culturale che la birra artigianale porta con sé. Il senso di comunità che crea non si limita al bancone, bensì trascende ogni distinzione sociale ed economica, crea amicizie e collaborazioni, si fa portatrice di valori, sogni e speranze.   

In definitiva, quello della birra artigianale di qualità in Italia è un settore giovane ed evidentemente sincretico. Collabora con le realtà produttive esistenti e si arricchisce a sua volta. Vive, sperimenta e si sviluppa nei rispettivi territori, prova a radicarsi in essi e alle culture  locali e tende per sua natura ad essere popolare.  

Quella convivialità che in Italia abbiamo sempre associato al vino, ha dunque una nuova co-protagonista, proviene da piccole realtà produttive, profuma di ingredienti freschi e di qualità e si gusta in una Pinta.


Articolo redatto da:
Matias Hg, classe ’90, dopo una laurea in filosofia e un master in Food&Wine Business, decide di dedicarsi pienamente alla sua passione di lunga data per la birra artigianale. Collabora con Slow Food Editore alla redazione della Guida alle Birre d’Italia 2019, per poi unirsi per qualche tempo allo staff editoriale del network italiano Fermento Birra.
Davide Calciaretti, classe 84, laureato in Storia, medievale moderna e contemporanea. Oggi Publican di una birreria artigianale aperta 5 anni fa a Zagarolo!