di Chiara Raganelli

Perché la mimosa è il fiore giallo e profumato dell’8 marzo? Chi l’ha scelto e qual è il suo significato? In occasione della Giornata internazionale dei diritti delle donne ripercorriamo velocemente la storia di questo fiore che nasconde un cammino lungo e faticoso di moltissime donne sparse in tutto il mondo. 

La mimosa e l’8 marzo

Una festa tutta per sé: la data dell’8 marzo è una storia di lotte e rivendicazioni prima politiche e poi sociali ed è strettamente connessa con il diritto di voto alle donne.

Dalla fine dell’Ottocento la questione femminile si impone all’attenzione dell’opinione pubblica e risale al 1870 per volere di Julia Ward Howe la richiesta di trovare una giornata internazionale per il pacifismo delle donne nel mondo, nel 1902 tocca a Maria Montessori che chiede a tutte le donne di riunirsi un giorno all’anno per festeggiare il femminismo e nel 1908 a Chicago per la prima volta una donna Corinne Stubbs Brown presiede una riunione in cui si chiede il voto alle donne e diritti alle lavoratrici. 

Con la conferenza socialista di Copenaghen del 1910 Clara Zetkin propone sul giornale tedesco “L’uguaglianza” che la giornata diventi internazionale e l’anno seguente a New York le operaie tessili scioperano a seguito di un incendio nella fabbrica Triangle (dell’incendio del 1908 a Chicago presso la Cotton, invece, non ci sono fonti storiche né giornalistiche!) dove muoiono 104 persone. 

Anche in Russia le operaie scendono in piazza l’8 marzo 1917 (23 febbraio secondo il calendario giuliano) contro lo zarismo e per l’uscita del paese dalla Grande Guerra (seguirà il trattato di Brest-Litovsk). Nel 1921 a Mosca la comunista Aleksandra Kollontaj individua l’8 marzo come data unica nel mondo per istituire la giornata della donna.

In Italia si celebra per la prima volta nel 1922, ma in seguito alla marcia su Roma e al ventennio del regime fascista sarà abolita. Tornerà solo nell’Italia liberata e Marisa Rodano, partigiana, dirigente dell’UDI (Unione Donne Italiane), futura vicepresidente della Camera ed eurodeputata comunista, fu l’ideatrice a Roma l’8 marzo 1946 dell’adozione della mimosa come simbolo della giornata internazionale della donna:

«Rammento che passammo in rassegna diverse possibilità: scartato il garofano, già legato al Primo maggio, esclusi gli anemoni perché troppo costosi, la mimosa sembrava convincente, perché, almeno nei dintorni di Roma, fioriva abbondante e poteva esser raccolta senza costi sulle piante che crescevano selvatiche. Fu così — è questo il fotogramma che rivedo — che disegnai un approssimativo rametto di mimosa con l’apposito punteruolo che incideva la cera, sul cliché, con il quale sarebbe stata ciclostilata la circolare per i comitati provinciali».

Negli anni Settanta il movimento femminista si riappropria della data come momento collettivo di riflessione raggiungendo l’apice con manifestazioni di tutte le donne in varie parti d’Italia. Oggi realtà come “Non Una Di Meno” scendono in piazza per scioperare ogni 8 marzo aprendosi anche al mondo delle donne migranti, LGBTQI+ e del transfemminismo. 

Manifesto UDI 8 marzo 1945 (archiviodigitale.udinazionale.org) 

Nilde Iotti (Reggio Emilia 1920 – Poli 1999)

Figlia unica di Egidio Iotti, ferroviere socialista, e Alberta Vezzani, casalinga, Leonilde Iotti cresce tra Reggio Emilia e Cavriago dove è costretta a rifugiarsi durante la guerra. Il padre viene allontanato dal lavoro per il suo impegno nel sindacato e, dopo la sua morte, Nilde riceve una borsa di studio che le permette di iscriversi all’Università Cattolica di Milano. Ricorderà per sempre le parole di suo padre, che le ripeteva: «meglio preta che fascista». Si laurea in Lettere nell’ottobre 1942 e inizia a insegnare in un istituto tecnico reggiano.

Nell’Italia del Nord con la Resistenza, molte bande partigiane lottano contro i nazifascisti. Nilde Iotti viene in contatto, anche grazie a suo cugino Valdo Magnani, con la parte comunista e nel 1943 inizia a collaborare con loro, diventa staffetta partigiana e porta volantini, viveri, medicine e calze di lana con la sua bicicletta. Partecipa attivamente alla lotta di Liberazione attraverso i Gruppi di difesa della donna e nel 1945 l’UDI le affida l’incarico di indagare sulle condizioni delle famiglie più bisognose. Quello sarà l’inizio della sua lunga attività politica. Il 31 marzo 1946 viene eletta nel consiglio comunale di Reggio Emilia e a ventisei anni il 25 giugno 1946 entra nel palazzo di Montecitorio insieme ad altre venti deputate, prime donne elette nel nuovo Parlamento italiano. 

Nilde Iotti (dal web)

Gli anni di lavoro all’Assemblea Costituente sono per lei una grande scuola politica, la prova della sua passione e anche la nascita di un grande amore, quello per il leader del PCI Palmiro Togliatti, sposato con la comunista Rita Montagnana e dalla quale ebbe un figlio di nome Aldo. La loro relazione le procura molte inimicizie e difficoltà a causa della rigida morale comunista e della diffidenza di molti compagni. Il 20 luglio il suo nome insieme a quelli di Angela Gotelli, Maria Federici, Teresa Noce e Lina Merlin viene scelto dalla Commissione dei settantacinque per redigere la Carta costituzionale. La sua relazione sulla famiglia resta attuale ancora oggi e ha contribuito a scrivere gli articoli 29-30-31 della nostra Costituzione. 

Le Madri Costituenti (dal web)

Con la morte di Togliatti a Yalta nel 1964 la sua vita personale subisce una brusca battuta d’arresto, ma la sua progressione politica (e non “carriera” come la definiva) prende il largo. Sono gli anni del movimento femminista, della contestazione studentesca e dei mutamenti sociali, si fa fautrice di molte battaglie come la legge sul divorzio (1970), la riforma del nuovo diritto di famiglia (1975) che promuove la parità giuridica e morale dei coniugi e l’equiparazione tra figli legittimi e illegittimi e infine l’interruzione volontaria di gravidanza (1978).

Il 20 giugno 1979 è la data che la incorona “regina di Montecitorio” e sarà confermata poi nel 1983 e nel 1987. Gli anni della sua lunga presidenza sono difficili, costellati da violenza, paura e terrorismo nei quali lei mette al centro il ruolo pluralistico del Parlamento e difende le istituzioni democratiche. Iotti è stata una Presidente attenta alle minoranze e a garantire la massima rappresentanza a tutte le parti, elegante nell’abbigliamento e severa nell’aspetto. Si impegna sul fronte delle riforme istituzionali e della riforma del Regolamento della Camera contro il voto segreto e contingentando i tempi per ridurre l’ostruzionismo dei radicali in aula.

Elezione 20 giugno 1979 (dal web)
Elezione 12 luglio 1983 (storia.camera.it)
Elezione 2 luglio 1987 (storia.camera.it)

Nilde Iotti e i Monti Prenestini

Il suo legame con il territorio dei Monti Prenestini si incrocia in due momenti: nel gennaio 1993 è a Palestrina in visita all’inaugurazione della fondazione Cesira Fiori, mentre nel dicembre 1999 è a Poli nella clinica “Villa Luana” dove morì la notte tra il 3 e il 4 dicembre. 

Nel primo caso, nel 1993, tornata semplice deputata dopo un lungo mandato presidenziale a Montecitorio, l’onorevole Nilde Iotti era stata invitata a Palestrina da Paolo Magrini, che aveva rapporti molto stretti con il “Bottegone”, con cui aveva lavorato come responsabile dell’ufficio posta, da Leda Colombini, sindacalista e deputata comunista, che fu consigliera comunale a Palestrina, ed infine dal suo medico Mario Spallone, dal senatore pidiessino del collegio Alcibiade Boratto e dal senatore comunista Mario Mammucari. La manifestazione fu molto partecipata sia da autorità locali sia da cittadini e cittadine. Gli interventi si concentrarono sull’importanza della cultura e delle Fondazioni collegate a personalità notevoli dell’antifascismo, sulle attività di studio della storia nazionale da parte degli antifascisti in carcere o al confino, ma anche della Resistenza ai fini del mantenimento dell’integrità nazionale. 

Nilde Iotti in visita alla fondazione Cesira Fiori (dal web)

Il secondo episodio vide Nilde Iotti protagonista a Poli nella clinica rilevata dal dott. Mario Spallone, medico privato suo e di Togliatti per circa vent’anni, che nel corso del tempo ospitò diverse personalità del PCI.

Un ricordo vivo e commosso di quei momenti è quello raccontato dall’ex sindaca di Poli tra il 1980 e il 1985 Franca Capone, che partecipò al picchetto d’onore. Nel giro di poche ore si sparse la voce nel piccolo paese e si radunarono intorno alla struttura sanitaria molti cittadini per dare un ultimo saluto a Iotti. Tra i nomi più insigni dell’epoca si recarono a Poli Marisa Rodano e Giglia Tedesco, il presidente della Repubblica Ciampi, il segretario dei DS Walter Veltroni e il presidente del Consiglio Massimo D’Alema. Tra loro vi fu anche il parroco Padre Santino Maiolati (attuale parroco della chiesa di S.Pietro Apostolo di Poli) che la ricorda come una donna elegante, tranquilla nello sguardo e sempre disponibile all’ascolto, come raramente capita di incontrarne, e capace di esprimere una profonda spiritualità. 

Bibliografia

Ballista, Formica 2021 = S. Ballista, P. Formica, Mimosa in fuga, Carthusia edizioni, Milano 2021

Corbi 2021 = G. Corbi., Nilde, Milano, Rizzoli, Milano 1993

Fallaci O., Gli antipatici, Milano, Rizzoli, 1963

Frasca Polara = G. Frasca Polara, Nilde. Un ritratto appassionato di un grande giornalista che l’ha conosciuta da vicino, in Fondazione Nilde Iotti

Iotti 2003 = N. Iotti, Discorsi parlamentari, vol.2 (1946-1983)-(1983-1998), Camera dei deputati, Segreteria generale-Ufficio pubblicazioni e relazioni con il pubblico, Roma 2003

Lama 2013 = L. Lama, Nilde Iotti una storia politica al femminile, Donzelli editore, Roma 2013.

Si rimanda al seguente link per una rassegna bibliografica completa e aggiornata redatta dalla biblioteca della Camera dei deputati con opere di e su Nilde Iotti: https://biblioteca.camera.it/application/xmanager/projects/biblioteca/file/Nilde_Iotti_Rassegna_2a_edizione(A5).pdf

Leonilde Iotti detta Nilde, da “Italiani” di Enrico Salvatori, in Rai Play https://www.raiplay.it/video/2017/11/Italiani-con-Paolo-Mieli—Leonilde-Iotti-detta-Nilde—La-donna-l-onorevole-la-Presidente-6997a87f-1331-4083-a88d-dab3c3c39236.html