La Valle dell’Aniene e il Parco dei Monti Simbruini

di Desire Izzi

Lo avevamo già annunciato, OFF ROME Tour ha partecipato al bando “Attuazione di interventi a sostegno delle destinazioni turistiche del Lazio” di LAZIOcrea per la costituzione di una D.M.O., acronimo che sta per “Destination Management Organization”.

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OFF ROME ha, infatti, scritto il progetto della DMO della Valle dell’Aniene e dei Monti Simbruini e il 7 ottobre 2021, è stata ospite del Presidente del Gal Futur@niene Fiorenzo De Simone per la presentazione di un importante evento promozionale organizzato dallo stesso Gal Futur@niene. Si tratta dell’incontro annuale del “Press tour”, un percorso itinerante con l’obiettivo di far conoscere le risorse turistiche del territorio della Valle dell’Aniene ad un gruppo di giornalisti.

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Descrizione generata automaticamenteOFF ROME Tour a Vicovaro per il Press Tour del Gal Futur@niene con il presidente Fiorenzo De Simone – Foto fornite da Gal FuturAniene

In questo articolo verranno illustrate le caratteristiche che contraddistinguono il territorio della Valle dell’Aniene e del Parco dei Monti Simbruini.

Inquadramento idrografico del bacino del fiume Aniene

Il fiume Aniene (dal latino Anio), il maggior affluente di sinistra del fiume Tevere dopo il Nera, nasce al confine tra Lazio e Abruzzo nei Monti Simbruini (sub imbrivius = sotto le piogge), tra le province di Roma e Frosinone.
Nascoste in uno splendido bosco di faggi, le sorgenti del fiume Aniene, nascono in un angolo della Ciociaria a circa 1200m dal livello del mare, sul versante meridionale del Monte Tarino (1959 m). In realtà, la sorgente più copiosa in portata è posta un po’ più a valle presso le grotte del Pertuso, tra i comuni di Filettino e Trevi nel Lazio, in provincia di Frosinone. Lungo il cammino l’acqua del fiume compare e scompare come per magia proprio perché scorre su un substrato geologico ad elevata permeabilità, costituito da calcari e localmente da dolomie.

Il fiume Aniene genera due rami principali: l’Aniene propriamente detto e il fiume Simbrivio, che nasce a Vallepietra (Rm) da una serie di sorgenti che scaturiscono da Monte Autore (1853m), dal Monte Tariello e dal Monte Arsalone e che confluisce a destra dell’Aniene vero e proprio, presso il comune di Trevi.

Poco prima della confluenza con il Simbrivio, il fiume Aniene forma le cascate di Trevi che per la loro valenza ambientale sono state scenario di numerosi film di genere mitologico.
A Trevi il fiume scorre in una valle molto stretta ricevendo piccoli contributi idrici tra cui quello della Sorgente dell’Inferniglio che affluisce a destra dell’Aniene presso il comune di Jenne.

Dopo aver formato un’altra cascata molto suggestiva e formato un laghetto, detto Laghetto di San Benedetto, il fiume continua la sua corsa bagnando il comune di Subiaco. Da qui la valle si allarga e giunto presso il comune di Agosta il fiume riceve parte del tributo in acqua dalle sorgenti dell’Acqua Claudia e dell’Acqua Marcia, nel territorio di Arsoli e Marano Equo.

Queste sorgenti sono state fondamentali per l’approvvigionamento di acqua a Roma: sono state infatti sfruttate fin dall’epoca romana e gli acquedotti costruiti prendono il nome proprio dai nomi delle sorgenti stesse (acquedotto Claudio e acquedotto Marcio).

Il corso del fiume Aniene arriva quindi presso il comune di Tivoli e dopo il maestoso salto della grande cascata (160m) entra nella pianura romana, raggiungendo con andamento meandriforme il fiume Tevere a Roma presso il Ponte Salario.

Il paesaggio del Parco dei Monti Simbruini

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Descrizione generata automaticamentePaesaggio nella piana al di sopra di Jenne – Foto di Desire Canterano

Il paesaggio che caratterizza il Parco dei Monti Simbruini è rappresentato per il 40% da faggete ad alto fusto che ricoprono la superficie del parco, in esse l’acqua si dilegua tra sassi e fessure delle rocce calcaree, essendo il carsismo un fenomeno caratterizzante di questo territorio.

Il sottobosco della faggeta è un ambiente povero di specie arbustive ed erbacee per l’elevato ombreggiamento dovuto alle chiome dei faggi, tuttavia gli ambienti più aperti, che costeggiano il corso del fiume, sono ricoperti di maggiociondoli (dai grappoli di fiori gialli che compaiono in tarda primavera), dai ginepri selvatici (dalle bacche blu), dai noccioli a quote più basse ma anche dai sorbi degli uccellatori o dal raro agrifoglio.
Al di sotto del limite vegetazionale della faggeta predominano i boschi misti di querce caducifolie, come il cerro o la roverella , oppure il carpino nero. Talvolta, in queste formazioni è possibile riscontrare specie come l’orniello, l’acero campestre e l’opalo. Un’altra specie di notevole interesse paesaggistico presente sulle pendici ripide ed assolate è il leccio, una quercia sempreverde.

La flora

La flora del Parco dei Monti Simbruini può essere suddivisa per diversi ambienti.
Il primo ambiente importante è quello alto-montano, cioè un ambiente sopra il limite della vegetazione arborea, al di sopra quindi dei 1800 -1900m sul livello del mare. Le comunità biotiche presenti in questo ambiente estremo sono rappresentati dai “seslerieti”, costituiti da Sesleria tenuifolia, una graminacea diffusa oltre che sugli Appennini anche sui rilievi montuosi della Penisola Balcanica. Nei dossi in dolce declivio e moderatamente pianeggianti dei crinali prevalgono invece i “festuceti”, che rappresentano le migliori erbe per il pascolo ad alta quota. Alle quote più elevate, dove la neve rimane più a lungo si sviluppa una vegetazione simile a quella della tundra alpina, anche se molto impoverita, dove spiccano esemplari di Uva ursina e di ginepro nano. Nelle zone più fresche è comune osservare l’asfodelo montano e la genziana maggiore.

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Descrizione generata automaticamenteLa flora dei Monti Simbruini – foto di Desire Canterano, scattata sopra a Jenne, nella piana posta a 1400 metri dal livello del mare


Il secondo ambiente che si incontra, compreso tra i 1800 e i 1000m sul livello del mare, è caratterizzato da boschi di faggio. In alcuni casi il limite di questa foresta si presenta depresso scendendo fino ai 500m, come nella parte meridionale esterna al parco, della Valle Roveto. Il faggio preferisce ambienti umidi e terreni moderatamente acidi ed un tempo questa essenza montana era accompagnata dall’Abete bianco, ormai ridotto ad un’unica stazione lungo il vallone del Foio. Altra pianta rara presente in questa fascia è il tasso. Nello strato erbaceo bisogna annoverare la presenza di diverse specie di primule, gli anemoni e il giglio martagone.


Scendendo ancora di quota si arriva al terzo ambiente quello sub-montano rappresentato dal bosco a latifoglie eliofile al di sotto dei 1000m. Il bosco è costituito da diverse specie di querce, mentre lo strato arbustivo è costituito da biancospino, bosso, pungitopo e una specie molto particolare chiamata “berretta del prete”, per le tipiche infruttescenze rosso porpora che ricordano i cappelli usati un tempo dai parroci. A quote più basse si osservano formazioni caratterizzate dalla coesistenza di querce sclerofille come il leccio e querce caducifolie come la roverella.


Il Parco dei Monti Simbruini è caratterizzato dalla presenza di erbe officinali spontanee utilizzate nel corso dei secoli ed il cui impiego i monaci benedettini sono detentori di un sapere antico. Tra queste erbe ricordiamo: il ginepro comune, il rosmarino officinale, la santoreggia, la borragine, la rosa canina, la parietaria officinale, il crescione, la primula, l’ortica e il salice bianco.

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Descrizione generata automaticamenteEsempio di erbe officinali – Foto di Desire Canterano

La fauna

Il Parco dei Monti Simbruini ospita numerose specie animali tipiche dell’Appennino. Sono presenti popolazioni di ungulati selvatici, come il cervo, il cinghiale, che costituiscono un’importante fonte di alimentazione per gli esemplari di lupo.
Esistono inoltre segnalazioni di presenza dell’orso bruno marsicano. Altri mammiferi di rilievo, osservati grazie alle fototrappole dislocate in varie zone del Parco sono: il gatto selvatico, il moscardino, la martora, la puzzola, la faina e l’istrice.
Nel Parco nidificano numerose specie di uccelli: l’aquila reale, il picchio dorsobianco, il gracchio corallino e la coturnice.

Nei fontanili e nelle zone umide sono presenti numerosi anfibi protetti anche da Direttive Europee importanti come: la salamandrina pezzata e dagli occhiali, oltre a diverse specie di rettili come la biscia dal collare, il biacco e la vipera comune.

L’ambiente fluviale

E’ l’ambiente più caratteristico del Parco dei Monti Simbruini. La maggior parte dei corsi d’acqua del Parco hanno fisionomia di torrente montano, denominato da forti pendenze e bassa sinuosità. In questa situazione le acque sono confinate in un compluvio stretto ed infossato in cui la vegetazione è generalmente scarsa e di tipo igrofilo, rimanendo confinata nella stretta fascia ripariale. In questo tratto tipicamente alto-montano sono presenti specie palustri e prettamente igrofile come gli equiseti, il gramignone maggiore, il giunchetto meridionale, e l’erba di San Giovanni alata.

Nei pressi di alcune sorgenti, in terreni fortemente umidi, è presente la rara pinguicola, dalle foglie appiccicose, capace di catturare piccoli insetti che vengono digeriti in 1/3 giorni.
La prima fascia di vegetazione ad alto fusto si insedia direttamente sui depositi alluvionali ed è costituita da diverse specie di salici. Lo strato erbaceo comprende numerose specie tipiche dei greti fluviali come l’equiseto dei campi, il ranuncolo strisciante e alcune specie di garofanino. Solo scendendo più a valle l’alveo aumenta la propria larghezza, la velocità di corrente diminuisce fortemente e compaiono quindi specie arboree come i pioppi e il farfaraccio, specie molto appariscente dalle grandi foglie verdi.

L’ambiente sotterraneo e ipogeo

Il carsismo è una caratteristica del paesaggio dei Monti Simbruini. Da questo fenomeno si originano ecosistemi cavernicoli che dipendono dall’esistenza di cavità sotterranee. Le caratteristiche fisiche dell’ambiente ipogeo sono la temperatura media annuale costante (pari alla media annuale della temperatura esterna) e una umidità prossima alla saturazione (circa 80-90%). Le comunità biologiche qui comprese risultano molto impoverite ma comunque specializzate nel vivere in un habitat tanto diverso e particolare.

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Descrizione generata automaticamenteLe tappe del Press Tour – Foto fornite da Gal Futur@niene